La porta discosta

 Una porta discosta evoca uno sguardo obliquo, uno star sull'uscio ad osservare senza essere visti.

Per me è una forma di dissidenza, un modo per affermare un pensiero contrario alla corrente dominante, al tempo stesso debole e strutturato. Sono finalmente persuaso del fatto che la vetta più alta mai raggiunta dalla tecné corrisponda al momento di massimo conformismo del consorzio umano. La capacità critica dell'Homo Aeuropaeus è "merce" rara in questi tempi di libero mercato in libero Stato. Nel periodo di lunga assenza di normalità, a causa del Covid, sono emersi una serie di comportamenti ricorrenti nella maggioranza delle persone tali da ridefinire il concetto di normalità, che è migrato verso nuovi lidi, tutt'altro che praticabili e che mette in luce per l'ennesima volta le molteplici falle di una società che ha rinnegato il proprio passato, a tratti lo ha anche riscritto, pur di non cercare (non ho detto ottenere!) la Verità.

Ebbene non si può più tacere che l'identità Europea consiste nella ricerca, nel dubbio, nell'apparato critico condiviso, nella radice Romano-Germanica-Cristiana che ne ha costituito la nervatura ancora oggi osservabile. Questa sorta di primogenitura, fatta di valori immateriali, di retaggi millenari la stiamo vendendo per un modernissimo piatto di lenticchie geneticamente modificate in salsa di farina di grillo ottenuto da economia green (certificata da uno dei tanti bollini sull'etichetta) che tuttavia non ha nemmeno un gusto gradevole.

Credo che sia ora di darsi alla dissidenza di pensiero, finché ci sarà possibile. Da una parte i cinquant'anni mi hanno portato ad essere più selettivo, dall'altra la disponibilità a far finta di nulla si sta rapidamente azzerando. Per qualche ragione, nemmeno troppo nascosta, ritengo che nel manifestare il mio pensiero risieda la sola possibilità di essere me stesso. Chiunque abbia provato con onestà a vivere autenticamente, conosce quanto sia faticoso farlo ma sa che non potrebbe vivere diversamente.

Un caro saluto.

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